San Fele

  • L’Usignolo Bar-Ristorante-Pizzeria  – Via Coppara
  • La Tettoia Ristorante – Località Difesa, 17
  • La Locanda del Bosco Ristorante- Contrada Pierno
  • The Oliver St. John Pub-Pizzeria- Corso Umberto I, 197
  • Tipicamente Ristorante Corso Umberto I, 40
  • New Golden Bar-Trattoria-Pizzeria  – Via Pergola
  • L’Usignolo Hotel – Via Coppara
  • Le Cascate B&B  – Località Pierno, 14
  • Basilicata Holiday House  – Via Costa – basilicataholidayhouse.com

La Chiesa Madre

Venne costruita nel 1514 da artisti del luogo. La Cupola fu costruita successivamente tra il 1754 e il 1757 da discepoli della scuola di Vanvitelli, ed è dominata dall’alto campanile. L’interno a tre navate a croce greca, armoniso e solenne, prima del terremoto dell’80 era ricco di suggestive e prestigiose testimonianze d’arte, fra cui pregevoli dipinti e diverse sculture di Santi. L’altare maggiore, con palla in oro zecchino finemente cesellata e rappresentante la figura di Dio, sembra liberarsi della materia terrestre per librarsi nello spazio celeste.

Il Santuario di Pierno

La storia del Santuario comincia nel 1130 quando, a causa dell’invasione dei pirati saraceni, i monaci Romiti Basiliani che abitavano il Monte S.Croce scapparono nella folta vegetazione del vicino monte Pierno e lì, in una cavità rocciosa, nascosero una statua lignea raffigurante la Madonna. Negli anni immediatamente successivi, verosimilmente nel 1139, a seguito della repressione messa in atto dalle truppe antipapali del Re Ruggiero II, San Guglielmo da Vercelli (1085-1142), in fuga dal monastero di Goleto (nei pressi di S.Angelo dei Lombardi), trovò scampo nei boschi del Monte Pierno e lì rinvenne il prezioso simulacro. Nel frattempo, ebbe termine la lunga guerra tra principi normanni che si contendevano il diritto di sovranità nell’Italia meridionale e fu convinzione comune che il merito fosse da ascrivere alla Madonna di Pierno, mediatrice con Dio delle preghiere a Lei rivolte dalle popolazioni stremate. Terminato il periodo bellico, con l’affermazione di Re Ruggiero II a sovrano degli stati Normanni, nello stesso anno 1139, San Guglielmo, chiese ed ottenne il permesso dal Vescovo di Rapolla per l’edificazione di una chiesetta alle pendici del Monte Pierno per mettere in venerazione il simulacro. Alla costruzione della Chiesa, seguì quella di 2 monasteri ad essa adiacenti e la messa a dimora di una piantagione di castagni, tuttora ben individuabile e che porta ancora oggi il nome di “castagneto di San Guglielmo”.

Per maggiori informazioni:

http://www.sanfele.net/wordpress/monumenti-principali/

Casa di San Giustino

Casa nativa di San Giustino de Jacobis, santo patrono d’Etiopia, che nacque a San Fele il 9 ottobre 1800.

Per i dettagli sulla sua biografia:

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Cascate di San Fele

Il Torrente Bradano, attraversando il territorio del comune di San Fele, è costretto ad effettuare dei particolari salti di quota, dando origini alle numerose e caratteristiche Cascate di San Fele. le Cascate prendono il nome da “U uattenniere”, la trasposizione dialettale di ” Gualchiera”, macchina utilizzata in antichi opifici, costruiti a ridosso delle cascate proprio per sfruttare la forza dell’acqua che cadendo su pale di legno mettevano in movimento dei magli (martelli) che battevano la lana tessuta. Con questa lavorazione si rendeva il panno di lana più resistente, pronta per le successive lavorazioni. La potenza dell’acqua veniva impiegata anche per il funzionamento di antichi mulini,i cui resti ancora oggi presenti, testimoniano l’ingegno e la devozione al lavoro dei Sanfelesi. Oggi gran parte delle Cascate di San Fele sono state riportate al loro antico splendore e sono stati individuati e resi fruibili percorsi naturalistici.

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San Fele è un comune di circa 3.500 abitanti situato nella parte Nord-Occidentale della Basilicata. Il territorio del comune di San Fele, prima che vi fossero costruiti il castello (969 d.C) e le abitazioni (1036 – 1037 d.C), fu abitato dagli Ausoni, un popolo che si pensa provenisse dall’Asia. Congli Ausoni si fusero, verso il 200 a.C, gli Indoeuropei, provenienti dall’Iran. Verso il 1790 a.C. vi approdarono numerosi Pelasgi,  partiti dall’Arcadia (Grecia); numerosi sono infatti i reperti di matrice greca: vasi di argilla, statue, iscrizioni. Dopo la caduta dell’Impero Romano, la Lucania, come il resto dell’Italia, venne occupata dai Normanni, i Sassoni e i Longobardi. Nel 969 d.C. fu costruito il castello, come difesa contro gli assalti dei Bizantini dopo la battaglia di Bovino (FG), da Ottone primo di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero .Le prime case di San Fele furono costruite quasi a ridosso della muraglia esterna del castello. Nel 1197 moriva Re Enrico, lasciando suo figlio Federico II di appena 3 anni che divenne Imperatore nel 1212 che, nel 1231,  emanò le famose Costituzioni Melfitane a cui fece seguire dei decreti che stabilivano varie imposte. La pressione tributaria era elevata e ciò provocò sanguinose rivolte nelle terre del Regno. Intanto il figlio dellImperatore, Enrico, tramava contro il padre; fu scoperto e privato del Regno, che fu affidato al fratello Corrado ed egli fu menato prigioniero con la moglie e i figli, nel castello di San Fele. Nel 1250 moriva Federico II e il potere passò ai suoi figli Corrado prima e Manfredi poi. Intanto Manfreda Maletta, zio materno del re Manfredi, si era fatto nominare Gran Camerario e nel 1259 si fece assegnare numerosi beni che la Chiesa di Pierno aveva in San Fele, Muro, Melfi e Rapolla. Questi fece costruire in San Fele, per conto della stessa chiesa, un forno presso la casa Pasca de Michele; un mulino sul torrente Bradano ed una gualchiera sullo stesso fiume. Il Maletta nel gennaio del 1262, per giustificarsi con il Papa Urbano IV di tali usurpazioni, si fece redigere dal notaio Giovanni di Nusco un documento nel quale affermava che i beni di Pierno venivano da lui posseduti a solo titolo di locazione e che la terza parte delle rendite veniva corrisposta al Monastero del Goleto, di cui la chiesa era suffraganea. Il Papa Clemente IV, pur di togliere il Regno a Manfredi, si rivolse a Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, che con un forte esercito scese in Italia,sconfisse lo Svevo presso Benevento il 26 gennaio 1266 e fu proclamato Re di Sicilia.Qualche anno dopo, nel 1268 scese in Italia dalla Germania, Corradino di Svevia, figlio di Corrado per riconquistare il Regno toltogli da Carlo dAngiò, ma venne sconfitto. Il Maletta cercò di entrare nelle grazie di Carlo dAngiò, consegnandoli come ex Gran Camerario, il tesoro della corona e rimase a corte. Durante il dominio degli Angioini, iniziato nel 1266, i Sanfelesi furono sottoposti a maltrattamenti e soprusi di ogni genere, perciò serpeggiavano diffusi malumori che sfociarono, nel 1273, nel Vespro della Valle di Vitalba. Per far fronte alle spese delle nozze della figlia Beatrice, Carlo d’Angiò, ma i Sanfelesi si rifiutarono di pagare, sottoponendosi al carcere ed alle percosse. Tutti gli abitanti del casale, per sottrarsi alla vendetta si rifugiarono nell’impenetrabile bosco di Santa Croce e riuscirono per più di un anno ad opporre resistenza ai soldati francesi per poi ritornare in San Fele il 15 agosto 1274, perdonati dal re. Con la dominazione Angioina il paese fu denominato San Feli, per poi passare al nome attuale di San Fele. Morto Carlo d’Angiò, nel 1285 gli successe Carlo II, a questi Roberto d’Angiò e infine il nipote Carlo Martello, che aveva 2 figlie: Giovanna e Maria. Maria sposò il cugino Carlo duca di Durazzo, mentre Giovanna sposò il cugino Andrea, fratello del re di Ungheria. Nel 1343 morì Roberto d’Angiò e Giovanna divenne regina di Napoli. Costei ebbe ben 4 mariti, tra cui, per ultimo, Ottone di Brunswuich, che nel 1838 fu sconfitto da Carlo di Durazzo. Questi divenne re con il nome di Carlo III e fece uccidere nel castello di Muro, Giovanna I, mentre Ottone fu mandato nel castello di San Fele.Con la regina Giovanna II, ser Gianni di Caracciolo nel 1416 riceveva la Grande Baronia della Valle. La lotta per la successione al trono di Napoli che si combattè alla morte di Giovanna II, fra Renato d’Angiò e Alfonso V re d’Aragona e Sicilia durò dal 1435 al 1442. Vinse Alfonso d’Aragona, che prese il nome di Alfonso I, re delle due Sicilie. Nel 1438 Renato d’Angiò aveva affidato ad Antonio Caldora, cavaliere di ventura, il compito di sottomettere i paesi e le città che aderivano agli Aragonesi. Quest’ultimo commise saccheggi, devastazioni e incendi e a San Fele distrusse l’inespugnabile castello con le sua bombarde. Con gli Aragonesi arrivarono da noi molte famiglie spagnole. Senza dubbio, i tempi più miseri per il Regno di Napoli furono quando diventò provincia di Spagna. Oltre allo spadroneggiare dei nobili e dei feudatari, a cui bisognava pagare numerosi pedaggi, che non furono aboliti del tutto prima del 1789, vi fu quello dei banditi per la campagna che uccidevano per un non-nulla. Il 5 dicembre 1456 un disastroso terremoto arrecò molti danni alla Valle e a San Fele. Furono gravemente danneggiati anche la Ciesa e il Convento di Pierno. Dopo due secoli di dominazione spagnola, il Regno di Napoli divenne provincia austriaca, ma rimase solo trentanni sotto gli Austriaci. Nel 1861, dopo l’unità d’Italia, un’altra banda di briganti, capeggiata da Carmine Donatello detto Crocco, infestò la zona, assediò San fele, ma non riuscì mai a prenderla. Da questo periodo San fele ha seguito un po’ tutte le vicende della storia italiana. L’emigrazione ha dimezzato la sua popolazione.