Venosa

OLIO

VINI

 FORMAGGI

  • Azienda Agricola Sabino – S.S. 168 Km.3,400 C.da Sansaniello – agricolasabino.it

SALUMI

  • Al Baliaggio  – Ristorante  – Via Vittorio Emanuele II, n.142
  • Carpe Diem  – Agriturismo – Contrada Boreano  – agriturismocarpediem.com 
  • D’Avolos –  Ristorante-Pizzeria –  Via Delle Fornaci, n.21 – ristorantepizzeriadavalos.it
  • Del Sorriso –  Hotel-Ristorante  – Via Appia n. 135 – hoteldelsorriso.com 
  • Fantasy  – Ristorante-Pizzeria- Bar-Gelateria Via Appia
  • Horatianum  – Ristorante-Pizzeria Via Luigi La Vista, n.6 – horatianum.com
  • Il Brigante  – Ristorante-Pizzeria Via Colonnello Ruggiero Albergo, n.1
  • Il Ghiottone  – Ristorante-Pizzeria Via E. Battaglini,n.10
  • Il Porticato  – Ristorante-Pizzeria –  Via Roma, n. 211
  • L’Oasi Ristorante-Pizzeria-Sala Ricevimenti –  Strada Vallone Ponticchio
  • La Maddalena –  Ricevimenti S.r.l. Ristorante e Locanda Rurale  –  C/da La Maddalena – tenutalamaddalena.it
  • Locanda Accademia dei Piacevoli  – Ristorante Via Discesa Capovalle,1 – locandaaccademiadeipiacevoli.it
  • Santa Maria della Scala –  Ristorante Via Garibaldi, 59
  • Spizzikomania –  Bar-Pizzeria Via Appia
  • Venusia  – Hotel-Ristorante Via Accademia dei Rinascenti n. 106 – hotelvenusia.it 
  • Hotel Orazio Hotel-Ristorante – Via Vittorio Emanuele II – hotelorazio.it
  • Venusia Hotel-Ristorante  – Via Accademia dei Rinascenti n. 106 – hotelvenusia.it 
  • Del Sorriso Hotel-Ristorante  – Via Appia n. 135 – hoteldelsorriso.com
  • La Maddalena Hotel-Ristorante – C/da La Maddalena – tenutalamaddalena.it
  •  Carpe Diem Agriturismo – C/da Boreano – agriturismocarpediem.com 
  • Modus Avi B&B  – Via Roma, n.43 – modusavi.it 
  • Domus Aurea B&B – Via Vittorio Emanuele 104
  • Al Castello B&B – Via Giordano Bruno, n. 50 – alcastellovenosa.it
  • L’Oraziano B&B – Via Vittorio Emanuele II,131

Abbazia della SS. Trinità

L’abbazia della SS. Trinità, situata all’estremo limite della città, si compone di tre parti: la chiesa antica, fiancheggiata a destra da un corpo di fabbrica avanzato che costituiva un tempo il luogo riservato ad accogliere i pellegrini (foresteria, a piano terra, monastero al piano superiore); la chiesa incompiuta, i cui muri perimetrali si sviluppano dietro la Chiesa antica e in prosecuzione sul medesimo asse; e il Battistero, probabilmente una chiesa paleocristiana con due vasche battesimali, da questa separato da breve spazio. I primi interventi di costruzione della chiesa antica, effettuati su un edificio paleocristiano risalente al V – VI secolo, a sua volta edificato sulle rovine di un tempio pagano dedicato al dio Imene, debbono farsi risalire tra la fine del 900 e gli inizi dell’anno 1000. L’impianto della chiesa è quello tipico paleocristiano: ampia navata centrale di metri 10,15 di larghezza, navate laterali rispettivamente larghe metri cinque, e abside sul fondo e cripta del tipo a “corridoio”. I muri e i pilastri appaiono decorati da affreschi databili tra il XIV e il XVII secolo (Madonna con Bambino, Santa Caterina di Alessandria, Niccolò II, Angelo Benedicente, Deposizione). All’interno, accanto agli affreschi citati, si segnalano la tomba marmorea di Aberada, moglie di Roberto il Guiscardo e madre di Boemondo eroe della prima crociata e, di fronte, la tomba degli Altavilla, testimonianza della loro devozione e del loro particolare attaccamento all’edificio religioso.

Catacombe Ebraico-Cristiane

Nei pressi della collina della Maddalena, a poco più di un chilometro di distanza si trovano le Catacombe ebraiche. Occupano la zona di detta collina e si articolano in vari nuclei di notevole interesse storico e archeologico. Una fila di grotte scavate nel tufo e in parte franate, preannuncia la presenza delle Catacombe Ebraiche e Paleocristiane. All’interno si trovano loculi parietali e nel suolo. Le nicchie (arcosolii) contengono due o tre tombe oltre a loculi laterali per bambini. Esse furono scoperte nel 1853 (la documentazione completa relativa alla scoperta è conservata nell’archivio storico) e presentavano segni indelebili di saccheggio e di devastazione. In fondo alla galleria principale svoltando a sinistra si segnalano numerose epigrafi (43 del III e del IV secolo) in lettere dipinte di rosso o graffite. Di queste, 15 sono in lingua greca, 11 in lingua greca con parole ebraiche, 7 in lingua latina, 6 in lingua latina con parole ebraiche, 4 in lingua ebraica, e altre 4 sono in frammenti.

  • Strada provinciale Ofantina
  • Sito visitabile previa richiesta
  • scritta alla sede di Venosa.
  • Modulo di richiesta di accesso
  • disponibile presso la sede.
  • Per informazioni: Tel. 0972/36095

www.archeobasilicata.beniculturali.it

Il Castello ducale del Balzo

Nel punto dove è posto il maniero, vi era in precedenza l’antica Cattedrale dedicata a S. Felice, il Santo che, secondo la tradizione, subì il martirio a Venosa all’epoca dell’Imperatore Diocleziano. L’antica Cattedrale fu abbattuta per far posto alla fortificazione quando, nel 1443, Venosa venne portata in dote da Maria Donata Orsini, figlia di Gabriele Orsini principe di Taranto, a Pirro del Balzo, figlio di Francesco duca di Andria. I lavori di costruzione del Castello, incominciati nella seconda metà del XV secolo, proseguirono per alcuni decenni. L’aspetto originario era ben lontano da quello odierno: si presentava, infatti, come una fortificazione a pianta quadrata, difesa da una cinta muraria dello spessore di 3 metri, con torri cilindriche angolari, privo degli stessi bastioni che furono completati nella metà del secolo successivo. Nato come postazione difensiva, successivamente, con i Gesualdo divenne dimora del feudatario.

Casa di Orazio

Il sito, risalente al I secolo d. C., meglio noto come Casa di Quinto Orazio Flacco è una struttura costituita da ambienti termali di una casa patrizia, composti da una sala rotonda che costituiva il calidario e di un attiguo vano rettangolare. La facciata mostra visibili tratti di strutture romane.

Vico Orazio, 6

Orari di visita: da ottobre a febbraio

  • 10,00 – 12.00; 15.00 – 17.00
  • da marzo a settembre
  • 10.00-13.00; 16.00 – 19.30
  • Per informazioni:
  • Tel/fax 0972 36542

Mausoleo del console Marcus Claudius Marcellus

La tomba è ubicata lungo una parallela dell’attuale via Melfi; è impossibile sapere il suo stato originario per quanto riguarda forma e dimensioni. Nel 1860, alla base della stessa fu rinvenuta un’urna cineraria in piombo che, aperta, mostrò, sul fondo, uno strato basso polveroso; ciò che rimaneva dei resti umani di un personaggio della Venusia romana della fine del I secolo a.C. – primi decenni del I secolo d. C. In tale circostanza furono trovati, inoltre, alcuni frammenti di vetro un pettine e un anellino d’argento.

Museo Archeologico Nazionale  – Museo del Paleolitico – Parco Archeologico

http://www.comune.venosa.pz.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/82;

Venosa, il cui nome deriva probabilmente dalla dea dell’amore Venere (Venus in latino), fu fondata dai Pelasgi, il popolo preellenico rappresentante della civiltà micenea. l primi contatti più o meno diretti fra Venusia e i Romani risalgono alla guerra fra Roma e i Sanniti. Nel 291 a. C. Venosa divenne colonia romana. In questa occasione i vinti, anche se conservarono le loro antiche prerogative (magistrati supremi, senato, leggi, moneta ed esercito) non riuscirono però a conservare la lingua, perché, il latino soppiantò l’Osco dei Sabini scacciati. Un contributo notevole fiteatro, teatro, terme, monumenti. Fu proprio in questo periodo, nel 65 a. C., che Venosa dette i natali al letterato Quinto Orazio Flacco, che, fino all’età di undici anni, crebbe in Venosa. Nel 114 d. C., con la deviazione della Via Appia, iniziò la decadenza di Venosa. Questa, purtroppo, si aggravò ulteriormente e progressivamente con la caduta dell’impero romano e l’invasione dei Barbari. Infatti, nel V secolo Venosa fu dominio degli Ostrogoti che, nel 553, la cedettero ai Bizantini. Nel 568 vi fu l’arrivo dei Longobardi che resero Venosa la loro principale fortezza nella zona. Vi furono a Venosa anche i Saraceni, che, dopo averla saccheggiata, la eressero a loro capitale. Il dominio saraceno duro ben quindici anni, dall’851 all’866, e terminò con le sconfitte degli invasori, inflitte loro da Ludovico II. Ma nel 926, tornarono i Saraceni a saccheggiarla. Con le conquiste di Basilio II, nel 976, Venosa cadde nuovamente nelle mani dei Bizantini. Ma importanza fondamentale ebbe per Venosa l’arrivo dei Normanni nell’XI secolo, grazie ai quali Venosa tornò a fiorire. A capo dei Normanni, c’erano tre fratelli: Guglielmo, Drogone e Umfredo, figli di Tancredi d’AItavilla (e tutti e tre furono in seguito sepolti, assieme a Roberto il Guiscardo e la moglie Aberada, nella chiesa della SS. Trinità, allora una delle più grandi abbazie del sud). Ai Normanni successero gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e infine i Borboni. Prima i Caracciolo, poi gli Orsini e i Gesualdo, resero Venosa “feudo”. Fu proprio Luigi IV Gesualdo che, dopo averla acquistata e dopo aver ricevuto, vent’anni dopo, nel 1661, il titolo di principe, innalzò Venosa alla “dignitas” di Principato. Nel 1611, per il verificarsi di contrasti tra il potere locale e la chiesa, Venosa subì la sorte di “città scomunicata”. Nel 1700, Venosa visse uno stato di grande decadenza ,ma nel milleottocento fu protagonista di alcuni episodi storici. Infatti al movimento liberale che va dal 1821 al 1870 diedero il loro contributo anche i cittadini di Venosa. Nella prima e seconda guerra mondiale Venosa ha sacrificato molti dei suoi cittadini. Dal 4 aprile 1967, per decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, Venosa si fregia del titolo di Città.