Ruvo del Monte

 FORMAGGI

  • Luciano Sebastiano Tomasulo Produttore di pecorino di Filiano –  C.da S.Elia, 4

Museo Civico Archeologico

Il Museo, intitolato al Prof. Michele Di Napoli, è stato inaugurato il 6 agosto 2000 ed è ubicato al 2° piano della Casa comunale. Contiene n. 8 teche ove sono custoditi oltre 120 reperti, appartenenti alla “Collezione Gugliotta”, databili tra il VII ed il IV sec. a.C.

Museo d’Arte Sacra e Museo della Civiltà Contadina

Il Museo d’arte sacra è stato allestito, nel 2002, nei locali di proprietà della parrocchia, donazione Patrissi, in Via F. Crispi 74, a cura del parroco don Gerardo Gugliotta. Vi sono custodite  numerose statue di santi, alcune lignee di pregiata fattura risalenti al XVI sec. e numerosi paramenti ed arredi sacri. Inoltre, in una stanza, è presente un angolo con fotografie, numerosi oggetti della vita quotidiana, della casa, arnesi da lavoro della civiltà contadina ed artigiana, che ha caratterizzato l’economia del paese sino agli anni ’70 del secolo scorso.

Bosco di Bucito

Lungo i sentieri del lussureggiante bosco comunale di Bucito, costituito, soprattutto, da querce di alto fusto, è possibile fare trekking e respirare della buona aria e abbeverarsi alle fresche acque di sorgenti (“Fontanili”).Non di rado, capita anche di  imbattersi in qualche branco di cinghiali al pascolo che, in detta zona, hanno trovato il loro habitat naturale ed ammirare, nel contempo, il falco (animale tanto caro a Federico II) che volteggia imperioso nel cielo. Scendendo verso valle si raggiungono le ombrose sponde della Fiumara di Atella dove è possibile pescare dell’ottimo pesce. Nel cuore del bosco  trovasi anche la storica struttura del “Casone”, ove nel passato avvennero scontri tra briganti ed esercito piemontese. Ora è stata destinata a Centro di Educazione Ambientale regionale e data in gestione al WWF e LIPU.

Ruvo del Monte è sempre stato un punto di passaggio per raggiungere sia la Campania che l’entroterra della Basilicata e dunque un crocevia di civiltà (dagli Enotri, ai Greci ecc.).  Su questa alta dorsale pianeggiante, che fu nei secoli il “Plano de Rubo” (piano di Ruvo),  oltre a tombe del VII-IV secolo a.C., sono stati rinvenuti pezzi che lasciano chiaramente supporre anche più lontane frequentazioni legate al fenomeno della transumanza con numerosissime tracce del neolitico e edifici sacri di varie epoche. Il toponimo “Ruo”, “Rubo” prima e “Ruvo” poi, è derivato, con la caduta e la trasformazione delle consonanti “f” e “fr”, dall’antica “Rufrium” (Tito Livio),  “Rufra” (Virgilio), “Rufrae” (Silio Italico), città sannita. Il paese si chiamò “Ruvo” fino al Regio Decreto del 22 gennaio 1863 n° 1140; poi ha tratto la specificazione di “del Monte” dall’essere posto su di uno sperone della montagna che lo sovrasta, per distinguerlo da Ruvo di Puglia. Si suppone che questa terra si trovò  coinvolta nelle lunghe guerre della Lega Sannitica contro Roma, in quella fra i Romani e Annibale e secoli dopo in quella guerra greco-gotica (535-553). Le feroci lotte interne scoppiate tra i signori longobardi di Benevento, di Conza e di Acerenza non risparmiarono, poi, il territorio di Ruvo e per questo fu eretto, fra gli altri, il castello di Ruvo. Con i normanni Ruvo tornò a costituirsi come abitato intorno alla primitiva chiesa benedettina di S. Tommaso denominato “Casalis Sancti Thome de Rubo”. Furono, quasi certamente, le orde degli Ungheri a distruggere l’abitato medioevale di Ruvo nel 1348 e venne ricostruito dalla famiglia Gesualdo.

Nel 1652 fu venduto al duca di Bisaccia, Ettore Pignatelli, infine passò ai Caraccioli di Torella e rimase a questa famiglia fino alla legge eversiva della feudalità nel regno di Napoli (2 agosto 1806). Nel corso del Cinquecento vennero ad insediarsi a Ruvo i Francescani sullo stesso sito dell’antica chiesa di S. Tommaso del Piano, chiamando il loro monastero con lo stesso nome. A partire dagli inizi del secondo millennio d.C., il primo grande elemento disgregatore dell’antica “Terra Rubea” fu rappresentato dalla presenza nuova nel suo territorio del Castello di San Fele, fortezza voluta da Ottone I di Sassonia nell’anno 969 d.C. e per questo fu dato avvio fin dall’anno 1512 ad una annosa lite contro la stessa Università (oggi Comune) di San Fele per “essere stata questa edificata nel territorio di essa città di Ruvo, antichissima……”. Sul finire del Settecento Ruvo ebbe morti a Bucito per la feroce contesa di quell’area con la vicina Atella. Nel 1861, poi, Ruvo subì il tragico assalto di Crocco con l’incendio dell’intero Archivio Comunale che rende assai difficile  la ricostruzione della storia di Ruvo.