Melfi

VINO

  • Azienda Vinicola Carbone soc. agr. a r.l.   – Via V. Emanuele, 84 www.carbonevini.it
  • LE CANTINE DEL CASALE SOC. AGR. S.R.L. –  Vico Taverna Nuova, 9

OLIO

PASTA FRESCA

MIELE

  • Apicoltura di S. Anastasia via Monticchio, km.1

CARNI

  • Fior Di Salumi Fratelli Maurizio e Davide Trotta S.n.c. Contrada Ponticelli

FORMAGGI

  • Azienda Agrizootecnica F.lli Fontana  C.da Madama Lauro
  • La Villa Agriturismo – Contrada Cavallerizza SNC
  • Macelleria Braceria Trattoria Rauseo – Corso Garibaldi, 25
  • La Grotta Azzurra Ristorante – Via Carmine 13
  • Jeans Restaurant Pub-Ristorante – Via Foggia,  110
  • Da Mario Ristorante Pizzeria – Via Lucca 2
  • Re Sole Di Antonaci A. Ristorante Pizzeria –  Via Gabriele d’Annunzio 140
  • Novecento Ristorante  – Contrada Incoronata www.novecentomelfi.it
  • Tratturo Regio Agriturismo – Contrada Casonetto
  • Hora Sesta Ristorante Pizzeria – Via Bagno, 59,
  • Ristorante Lucano Ristorante Pizzeria  – Via Floriano del Zio 29
  • Il Sole Di Mezzanotte Ristorante Pizzeria – Via Gabriele d’Annunzio 37
  • Fashion Cafe’ Pub-Pizzeria  – Via Foggia Terrazze 158
  • Oasi Giallo Verde Trattoria  – Via Gabriele d’Annunzio 23
  • Ristorante delle Rose Ristorante Pizzeria  – Via Vittorio Emanuele 29
  • Il Cavaliere Restaurant Ristorante Pizzeria  – Località la Cavallerizza | Relais La Fattoria
  • La Rustica Ristorante Pizzeria –  Via Ponticelli 1
  • Il Ponticello Ristorante Pizzeria –  Contrada Ponticelli
  • Due Pini Ristorante  – Largo Stazione
  • Relais La Fattoria Ristorante-Hotel-Sala Ricevimenti  – Località la Cavallerizza
  • Il Castagneto Ristorante-Hotel-Sala Ricevimenti   – SS 401 KM 3,100 www.hotelcastagnetomelfi.it
  • Vaddone Ristorante  – Contrada Santa Abruzzese
  • Parco del Vulture Ristorante-Sala Ricevimenti –  Contrada Incoronata www.parcodelvulture.it
  • Hollywood Cafè Sas Pub-Pizzeria-Paninoteca  – Viale Gabriele D’Annunzio
  • Miseria e Nobiltà Ristorante –  Via Dante Alighieri
  • Novecento Albergo-Ristorante-Sala Ricevimenti  – Contrada Incoronata www.novecentomelfi.it
  • Hora Sesta B&B-Ristorante-Pizzeria  – Via Bagno, 59,
  • Due Pini Hotel-Ristorante  – Largo Stazione
  • Il Castagneto Hotel a 4 stelle –  SS 401 KM 3,100
  • Relais La Fattoria Hotel a 4 stelle-Ristorante-Sala Ricevimenti  – Località la Cavallerizza
  • Parco del Vulture Hotel-Ristorante-Sala Ricevimenti  – Contrada Incoronata
  • Hotel Ristorante Farese Di P. Farese Hotel a 3 stelle  – Località Foggianello, 1
  • Il Tetto Ostello-Trattoria –  Piazza IV Novembre www.hosteliltetto.com
  • La Casa nel Borgo Antico B&B –  Str. Vittorio Emanuele, 27 lacasanelborgoantico.com
  • Federico II Hotel-Ristorante –  San Nicola di Melfi www.hotelfederico.it
  • I Gelsomini B&B  – Via E. Scarpetta
  • Casa Laviano B&B  – Via Francesco Saverio Nitti 43
  • Le Stanze dell’Imperatore B&B  – Vico Neve, 6
  • I Capricci di Miria B&B  – Via Ischia
  • Camelie B&B  – Via Galileo Ferraris, 13
  • Donna Ida 1900 B&B  – Vico Bellini, 19
  • Alla Corte blu B&B  – Via Monteverde, snc
  • Hotel Locanda Savoia B&B  – Viale Savoia, 2

Il Castello di Federico II

Eretto dai Normanni, venne ampliato dagli Svevi e dagli Angioini. Qui nel 1231 Federico di Svevia promulgò le Constitutiones Augustales del Regno di Sicilia. L’intervento angioino è caratterizzato dalla cortina esterna con torri quadrate e poligonali, opera di Riccardo da Foggia. Oggi si nota l’assenza di torri cilindriche; la forma della pianta (un quadrilatero irregolare) è stata condizionata dalla morfologia del terreno.Nel secolo XVI passò ai Doria che lo trasformarono soprattutto nel corpo centrale. La parte scuderie, stallaggio e mortorio, angioina, immette alla Sala del Trono e al sottostante Salone degli Armigeri. Oggi vi ha sede il Museo nazionale del Melfese.

Cattedrale

Voluta, fra il 1149 ed il 1150 da Ruggero II, è dedicata alla Madonna di Nazareth. Con le ristrutturazioni del 1480 e del 1723, al romanico si è sostituito il barocco. La facciata bianca e severa è divisa in due piani da un cornicione; sia la parte superiore che inferiore sono attraversate da lesene con capitel­li corinzi. Al centro, il portale in pietra bianca è sormontato da due angeli che sorreggono una cornice ovale. L’interno è a tre navate divise da due file di colonne a base quadrata da cui prendono origine cinque archi. Il pavimento è in marmo e pietre dure montate a quadri romboidali. Le navate laterali presentano un soffitto con volte a vela mentre la centrale ha un controsoffitto in cassettoni di legno dorato realizzato nel XVIII secolo dal vescovo Spinelli che vi fece apporre al centro il proprio stemma gentilizio. Al vescovo napoletano si devono anche il Pergamo ed il Trono entrambi barocchi ed in legno intagliato e decorato in oro. Risalendo dall’ingresso verso l’altare maggiore troviamo sulla destra sei preziosissime cappelle, mentre sulla parte sinistra, altre quattro. In fondo alla navata centrale, l’altare maggiore consacrato nel 1752. Di stile barocco è costruito con marmi pregiati a mo’ d’intarsio curvilineo. Nella parte posteriore dell’altare, il corpo di S. Teodoro martire traslato a Melfi dal vescovo Basta nel 1752.

Porta Venosina

Le mura normanne intervallate da torrioni di avvistamento circondano interamente il centro storico e si estendono per oltre quattro chilometri. Non ci sono esempi simili in tutto il meridione e, rappresentano un complesso monumentale di grande suggestione. Le brecce presenti sono state praticate nei primi anni del ‘900, per le sorte necessità viarie. Lungo la cinta muraria si aprivano sei porte, delle quali l’unica ancora conservata è la PORTA VENOSINA così detta perchè da essa partiva un’arteria che conduceva alla via Appia e quindi a Venosa. A destra dell’ogiva gotica dell’ingresso è scolpito lo stemma di Melfi e, a sinistra, quello dei Caracciolo che restaurarono le mura a fine 400. A costruire cinta e porte furono i normanni, ma Federico II ci mise le mani e vi appose una lapide che celebrava l’antica gloria e la grandezza della città, sostituita più tardi da Giovanni II Caracciolo con quella ancor oggi visibile.

Episcopio

L’originale edificio normanno (eretto intorno al 1093) è stato ampliato da Gaspare Loffredo (vescovo di Melfi dal 1472 al 1480) e da Matteo Bramano (1591-1594), ed in parte rifatto in stile barocco dai vescovi Antonio Spi­nelli (1696-1724) e Pasquale Teodoro Basta (1748-1763). Cesare Malpica nel suo reportage sulla Basilicata sostiene nel 1846 che: ‘L’Episcopio con la sua lunga facciata, col grandioso cortile, con la maestosa scala, con le vastissime sale, colle adorne stanze va certo posto fra i primi del Regno, e forse, ancora non ha uguali’. Da ammirare l’ampio giardino recintato voluto dal vescovo Mario Rufino (1547-1558), il salone degli stemmi ideato dal vescovo Basta, la sala del trono, con le pareti affrescate, la fontana del tardo 700 che adorna il cortile interno e l’ampio scalone a forbice che ricorda i palazzi nobiliari napoletani. All’interno i saloni ospitano oggi un’interessante pinacoteca ricca di paramenti sacri e di dipinti di soggetti religiosi e laici che vanno dalla scuola di Nicola da Tolentino attestato al secolo XV a opere di Cristiano Danona.

Chiesa Rupestre di Santa Margherita

Questa Chiesa è interamente scavata nel tufo, risalente al 1200. Scoperta da Gian Battista Guarini, è a una sola navata ed è affrescata su tutte le pareti tranne nelle cappelle vicine alla zona absidale. Sono raffigurati l’arcangelo Michele, la Madonna con Bambino, S. Giovanni Battista, Cristo in Trono, S. Basilio, S. Nicola e, nella volta absidale, il Cristo Pantocratore. Nell’affresco di S. Margherita, sopra all’altare principale, e in quello di S. Lucia e S. Caterina si innestano alcune suggestioni di gusto nordico. Sulle pareti di sinistra compaiono scene dei tre Martiri S. Andrea, S. Stefano e S. Lorenzo che assumono una posizione cardine nello sviluppo di un linguaggio che si va gradualmente spogliando delle reminiscenze bizantine e che sfocia nel ‘Contrasto dei Vivi e dei Morti’ in cui i ‘morti’ sono colti nell’atto di apostrofare i ‘vivi’. Tra i personaggi appaiono nella cappella tre figure laiche in tenuta da falconieri. Nel 1993 il napoletano, Raffaele Capaldo, ha sviluppato la tesi secondo cui i tre laici, sarebbero i componenti della famiglia imperiale sveva: Corrado, figlio di Federico II, l’imperatore e sua moglie Elisabetta d’Inghilterra, in tenuta da falconieri in quanto Federico ‘doveva essere riconosciuto dai popolani che frequentavano l’umile chiesetta ed erano abituati a vederlo in tenuta venatoria’.

Melfi, posta a 532 metri slm con una superficie di 205,15 kmq, è tuttora racchiusa nella cinta muraria dominata dal Castello, su quella collina che le conferì il carattere di fortezza militare. Città delle Costituzioni di Federico II e antica capitale normanna, Melfi fu anche sede di cinque concili e di un concistoro papale. L’etimologia del nome deriverebbe dal fiume Melfia, di cui fa menzione Plinio e che scorre ai piedi della collina su cui sorge. Incerta è l’origine della città: il primo insediamento risalirebbe all’età del ferro; rilevante doveva essere, anche, l’insediamento del V-IV secolo a.C.  testimoniato dalle necropoli di Chiuchiari, Cappuccini e Valleverde; ma l’ipotesi più attendibile circa le origini della Melfi medievale é quella greco-bizantina (1018). La grandezza e l’importanza storica di Melfi ebbe però inizio con i Normanni, i quali, arrivarono nel Sud intorno al 999, al comando di Giliberto e Rainulfo Drengot. Nel 1037, Nicola, arcivescovo di Canosa, ne aveva elevato la Chiesa a vescovado. Nel 1041 inizia la dominazione normanna di Melfi: nell’autunno del 1042, i nuovi conquistatori convocarono nella città un parlamento generale, nominando Guglielmo Braccio di Ferro primo Conte di Puglia e dividendosi le terre conquistate. Melfi fu dichiarata città-comune. Giacché il diritto feudale stabiliva non poter essere il conte figura indipendente, occorreva un sovrano feudatario. Il riconoscimento fu ottenuto prima da Guaimaro V, principe di Salerno, e poi dall’imperatore Enrico III; infine da papa Leone IX. Il pontefice cercò di opporsi all’espansione normanna, ma fu sconfitto. A Roberto, detto il Guiscardo, si deve il potenziamento delle mura di Melfi, la prima cattedrale e la dotazione di rendite al vescovado. Nel 1059 il papa Niccolò II, convocò il primo Concilio di Melfi con lo scopo precipuo di sottrarre la Chiesa al potere tedesco e ridarle quella libertà d’azione ormai perduta. D’altra parte essa riconoscerà ai Normanni la loro identità di popolo libero ed autonomo. Pertanto saranno tolte le scomuniche, inflitte dal precedente papa Leone IX. Roberto il Guiscardo è investito Duca di Puglia e Calabria, un vero passaporto alla conquista dell’intero meridione.Il ruolo di Melfi, quale retroterra della conquista, è ribadito dalla convocazione nella città dei successivi quattro Concili. Di particolare importanza, il terzo, che venne proclamato nel 1089 da Urbano II. La rilevanza di quest’assise è nell’impostazione di un diritto canonico unitario, nella condanna del nicolaismo e nell’obbligo del celibato per il clero. Ed é a Melfi che istituisce la “Lega Santa” e dà inizio alla predicazione per la Prima Crociata. Nel quarto Concilio (1101) papa Pasquale II concede a Melfi il privilegio di dipendere direttamente dalla Diocesi di Roma ed ai Vescovi di essere consacrati in perpetuo dal Pontefice. Nel 1130, si tiene un gran parlamento, durante il quale Ruggero II viene nominato “Re di Sicilia e Duca di Puglia e Calabria”. Di fronte alla politica assolutistica ed accentratrice di Ruggero, la città, che vede spostare definitivamente il centro del potere politico a Palermo, più volte si ribella. Ai Normanni succedettero gli Svevi, e Federico II scelse Melfi come luogo della sua residenza estiva. Nell’agosto del 1221 papa Onorio III convocò nella città un concistoro, che vide la partecipazione delle più alte cariche laiche ed ecclesiastiche del regno. L’adunanza fu motivo di incontro tra il Papa e Federico II in un momento di grande tensione, in vista della imminente partenza per la seconda crociata. Crociata, che sarà condotta dall’Imperatore in maniera davvero singolare. Non una guerra di religione, ma un patteggiamento fra la cristianità ed il sultano, Al Kamil. Il papa Gregorio IX non accetterà tale metodo e su Federico II si abbatterà la scomunica. Sin dall’inizio del suo regno, Federico II ebbe come modelli Augusto e Giustiniano, i due massimi legislatori di Roma e di Bisanzio. A Melfi istituì una “scuola di logica”, al fine di preparare i dignitari al grande evento delle “Constitutiones Melphitanae”, che emanò nel 1231. La codificazione, la più importante dopo quella di Giustiniano, riorganizza tutta la materia politica del Regno in un corpus legislativo unitario e moderno, armonizzando il diritto romano con quello germanico. La scelta di Melfi non fu fortuita. Federico II, che aveva propositi ben precisi, fra l’esoterico splendore di Palermo e i castelli svevi delle brume foreste teutoniche, scelse per le sue Costituzioni, la Caput Apuliae dei suoi avi normanni. Il codice federiciano, tradotto anche in greco, suscitò la reazione del Papa che ritenne l’atto un abuso da parte di Federico II, impossibilitato a legiferare, per di più in materie di pertinenza della Chiesa (matrimonio ed usura), ritenendolo suo suddito. Ancora una volta la scomunica fu inevitabile. Federico II, vero sovrano illuminato, fu amante delle arti, della letteratura e delle scienze, favorì gli studi e creò uno stato autonomo anche se assolutistico. A Melfi egli allocò la sede della “Camera del Regno”, dell’Archivio e della Corte dei Conti.Ed ancora, uno fra i più bei giardini zoologici, nel quale sarebbe apparsa, per la prima volta in Europa, la giraffa, dono del Sultano, a conclusione della Crociata. Con la fine degli Svevi, Melfi assunse un ruolo di semplice spettatrice nelle vicende del Regno. Nel 1266 subentrarono gli Angioini con Carlo I D’Angiò, il quale adottò una politica repressiva. Nel 1350, gli Acciaioli diventarono i primi feudatari della città, mantenendone il possesso fino al 1392. Succedettero i Marzano e i Caracciolo, alla corte dei quali si riunivano letterati ed artisti. Proprio con i Caracciolo, Melfi riacquistò splendore e vennero completate molte strutture urbane: durante questo periodo la città era conosciuta come la “Napoli seconda”. Nel 1528, in pieno conflitto tra Spagnoli e Francesi per il possesso del regno di Napoli, Melfi venne saccheggiata dall’esercito francese guidato da Lautrec. Dopo la riconquista spagnola, fu affidata al principe d’Orange. In seguito Carlo V di Spagna donò la città, col titolo di principe, all’ammiraglio genovese Andrea Doria: è per Melfi l’inizio del pieno servaggio feudale caratterizzato da una condizione di forte emarginazione. Rimase feudo dei Doria fino al 1806 quando Gioachino Murat abolì il feudalesimo. Tali leggi abrogative e la soppressione degli ordini religiosi, portarono all’ascesa del ceto borghese e mercantile. La decadenza della città fu segnata anche da fenomeni quali la peste e terremoti che apportarono danni e gravi perdite. Terribili quelli del 1694, 1851 e 1930, che danneggiarono i monumenti maggiori e l’edilizia minore, cancellando tracce notevoli della storia e dell’arte locale. Melfi, già capoluogo di uno dei quattro circondari lucani, il Melfese, da oltre un secolo rivendica tale suo ruolo. La prima richiesta di elevazione a provincia, risale all’indomani dell’Unità d’Italia, a mezzo di delibera comunale del 1866.