Atella

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Il Duomo di S. Maria ad Nives risale al XIV sec.

Notevole è il portale d’ingresso dove le decorazioni del sole e della luna richiamano motivi islamici. Le distruzioni provocate dai diversi terremoti che hanno sconvolto il paese, hanno creato un’interessante disparità nell’armonia architettonica del Duomo: la facciata trecentesca si contrappone infatti all’interno del XVIII sec.. Semplice e sobria, la facciata si mostra maestosa in tutta la sua eleganza: portale con arco a sesto acuto, in alto un rosone e due nicchie con le statue di S. Antonio abate e S. Nicola di Bari, su un livello superiore un crocifisso arcaico. L’interno della chiesa, a navata unica, è arricchito con dipinti di rilievo tra cui spiccano L’Annunciazione del 1500 e un quadro del 1800 raffigurante La Madonna della Neve, alla quale è dedicata la chiesa.

La Torre Angioina

La Torre Angioina è l’unico elemento rimanente del castello costruito dagli angioini, distrutto dal terremoto del 1694. Il castello, che era formato da quattro torri laterali di guardia e circondato da un profondo fossato, fu oggetto di due lunghi e sanguinosi assedi, avvenuti nel 1361 e del 1496. Il castello fu fatto costruire da Giovanni D’Angiò, sesto geniuto figlio di Carlo II, che emanò un bando per la ricostruzione, di Atella “tre miglia lungi da Rionero”.  Gli abitanti di Rionero a causa delle pressuras et gravamina a cui erano sottoposti dal Vescovo di Rapolla loro Signore, furono i primi a trasferirsi nella nuova città.

Convento e Chiesa dei Benedettini

Il Monastero Benedettino, ubicato in via Giustino Fortunato, è oggi sede del Museo di San Benedetto. Restaurata dopo il terremoto del 1980, la Chiesa conserva sul portale una bifora con tre giri di decorazioni a zig zag di epoca Angioina; affiancato alla Chiesa nasceva il Monastero capace di ospitare trentatré monache. Lungo la facciata della Chiesa di San Benedetto il visitatore scorge un’altra bifora: è quella del convento di Santo Spirito. Un arco a sesto leggermente acuto è decorato con un triplice motivo a zig zag. La parte più interessante della bifora riguarda lo stemma Angioino scolpito nella parte alta, che contiene preziosi elementi di datazione: si tratta uno scudo di forma gotica seminato da gigli di Francia con un labello a tre pendenti in capo ad una bordatura a scacchi.

Parco Paleolitico

Nelle vicinanze del cimitero di Atella sono stati, infatti, rinvenuti dei reperti come frammenti di ossa lunghe e una lunga zanna, che testimoniano la presenza di insediamenti preistorici sul territorio. Di grande interesse è ciò che è emerso dalla ricostruzione storica: si attesta che probabilmente 650-550.000 anni fa questo posto fu abitato da gruppi di homo erectus che cacciavano animali quali il bisonte, l’elefante e altri ancora con armi costruite in pietra.

  • L’ingresso è gratuito, previa prenotazione ad uno dei seguenti numeri: Tel. 0972 716612 (Municipio) Cell. 333 7968732 (Pro Loco)


Le leggende narrano che Atella, situata nella Valle di Vitalba, abbia origini antichissime, risalenti addirittura all’epoca preromana; dicono, infatti, che sia stata edificata nel terzo secolo a.C. ad opera di profughi provenienti da Atella campana durante la seconda guerra punica oppure sulle rovine della città di Celenna, menzionata dal poeta latino Virgilio nell’Eneide. Qualcuno farebbe risalire le origini di Atella addirittura nel IV secolo a.C., basandosi sul ritrovamento di una necropoli nel territorio di S. Eligio e di un sarcofago roma
no d’epoca imperiale attualmente custodito nel Museo Nazionale di Napoli. I documenti storici, invece, fanno risalire la fondazione della città tra il 1320 e il 1330 ad opera di Giovanni d’Angiò, signore della valle e conte di Gravina, che per popolare la zona e
manò un editto secondo il quale i cittadini sarebbero stati esentati dalle tasse per un decennio. Un’offerta allettante per tutti quei cittadini impoveriti dalle continue guerre, che si trasferirono ad Atella per sfuggire all’enorme pressione fiscale di quel periodo. Tra il 1300 e il 1400, sotto il governo angioino, Atella divenne una città fiorente dal punto di vista economico e militare. I suoi prodotti agricoli venivano venduti in tutta la regione, tanto da farne una delle città più ricche della Basilicata. Il crescente sviluppo economico portò a un notevole incremento demografico e all’edificazione di mura perimetrali
a protezione della città e del suo castello. Delle due porte di accesso, oggi rimane soltanto quella di San Michele. La pace e la prosperità durarono fin quasi al 1500 quando, a seguito di un sanguinoso scontro tra i conquistatori francesi e spagnoli, Atella passò sotto il dominio aragonese.Situata in una zona a forte propensione sismica, la città venne danneggiata dal terremoto del 1694, che distrusse gran parte del patrimonio urbano e costrinse molti abitanti della cittadina a trasferirsi a Melfi. Un altro sisma, nel 1851, danneggiò gravemente Atella che dell’epoca medievale conserva soltanto la Torre Angioina. Nel periodo dell’unità d’Italia, Atella partecipò attivamente al brigantaggio nel tentativo di sfuggire alla miseria, alla disoccupazione e all’analfabetismo che affliggevano la zona. Rappresentante illustre del brigantaggio atellano fu Giuseppe Caruso, luogotenente dell’esercito di Carmine Crocco che poi tradì il suo capo dopo essersi costituito alla Guardia Nazionale Italiana.